Alberto Bastianelli – I Still Rock

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Alberto Bastianelli è un dotatissimo vocalist di Rimini che, a dispetto da quanto testimoniato dalla data di questo suo primo album solista, ha già accumulato anni e anni di esperienza, anche attraverso progetti diversissimi da loro, che hanno contribuito unitamente a formarne lo spessore musicale e affinarne le ottime capacità come cantante. Salito agli onori della cronaca grazie ai White Noise e agli Insidia, rispettivamente sul palco dell’Accademia di Sanremo e del Tim Tour, nel 2000 Alberto fonda i Killing Machine con alcuni amici, tra cui Christian Cecchetti dei Miss Hide. I Killing Machine sono probabilmente la prima vera tribute band italiana dei Judas Priest della seconda ondata: con loro realizza alcuni concerti che mettono in luce la sua attitudine live e la notevole capacità vocale. Arriva nel 2008 il suo primo album solista, che si muove tra l’AOR, l’heavy metal anthemico degli anni Ottanta e il rock melodico, in una cornice di influenze che vanno dai Judas Priest ai Tyran’ Pace, dagli Steelheart a Joe Lynn Turner, dai Gotthard agli Skid Row, passando per i Toto. Riferimenti importanti, quindi, ben integrati nel background del cantante, che confeziona un disco decisamente notevole.
La prima traccia, posta a mo’ di presentazione ufficiale per riferimenti e per prestazione vocale, è “We All Die Young”, scritta e interpretata dall’immenso Matijevic degli Steelheart per il film “Rockstar”. Il risultato è sorprendente, la produzione ottima e la voce di Alberto prende forza in una performance da urlo (è proprio il caso di dirlo), che non fa rimpiangere l’ugola del ben più famoso collega. “It Was Not A Dream” è sulla scia dei Deep Purple di Joe Lynn Turner e dei Whitesnake più dinamici, ma con un riffing decisamente più aggressivo, più heavy metal che hard rock,  e una resa eccezionale di Alberto, che non si risparmia a volare alto: in certi momenti sembra di ascoltare Ralph Sheepers. Il riff corposo e conservatore di “I Don’t Care” inaugura un mid-tempo coinvolgente, tutto costruito un Alberto qui in una veste più soft, vicino al Michael Kiske più melodico. Toto e Survivor potenziati per “I Can’t Change My Heart”, fragoroso hard rock dalle fughe melodiche e atmosferiche. “I Lost You” è una semi-ballad che recupera la dolcezza pungente degli stilemi hair metal, nella quale Bastianelli riesce a rivestire la sua ottima prestazione con echi bonjoviani d’effetto. Menzione d’onore anche per il sapiente e squisito lavoro delle chitarre. Chitarre che si ergono ad assolute protagoniste nell’heavy metal d’assalto di “Endless Cage” e nella successiva “Liar”, un altro mid-tempo cadenzato, sorretto da un riffing massiccio.
Chiude l’album la magnificenza di “Home Of The Brave”, cover dei Toto. Ancora una volta Alberto non smentisce le enormi potenzialità della sua ugola.

Che il mio giudizio sia positivo credo che a questo punto sia più che chiaro, ma prima di ogni altra nota voglio fare presente un mio dubbio. Come mai una voce di tale calibro è ancora così misconosciuta al pubblico? Siamo al cospetto di uno strumento versatile, potente, dolce e aggressivo quando vuole, in grado di competere con tanti grandi e blasonati nomi della scena internazionale. Spero che questo eccellente album, in cui funziona tutto come si deve, dal songwriting alla produzione, dalle prestazioni dei musicisti alla ruffianeria di certe soluzioni, possa essere il presupposto migliore da cui partire per la scoperta di Alberto Bastianelli.  Qualcuno potrà storcere il naso di fronte ad un disco che non nasconde l’amore per il passato e che non teme di seguirne le tracce, in un mercato in cui anche i vecchi leoni corrono verso lidi più modernisti. Ma se amate quelle sonorità sopra indicate che al tempo fecero sognare milioni di persone e che ancora oggi risiedono nella passione di artisti come Alberto, non potete non fare vostro questo disco.
Che le case discografiche aprano bene le orecchie, Bastianelli è in cerca di un supporto: rispondete all’appello.

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