Animali Rari – Sottosopra

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Ci sono quei momenti in cui tu, critico o recensore musicale, vieni messo con le spalle al muro. In anni e anni di ascolti formi un tuo gusto, poni le basi per le tue idee sulla musica, su ciò che deve essere, su cosa deve fare, su come deve essere fatta. Ma nella tua attività, di fronte a questo o a quel cd, c’è poco da fare, devi mantenere la massima obiettività, devi tenere lontane le tue affezioni, cercando sempre di livellare tutto e tutti alla correttezza di un’indagine critica che non faccia né favoritismi né sfavoritismi.

Ogni volta che giunge alle mie orecchie il nuovo lavoro di una band che amo e giudico ai massimi vertici della scena nazionale di ieri e di oggi, ed è il caso degli Animali Rari, mi sento in dovere di far fronte a questa difficoltà e temo di non trovare dei contenuti che siano all’altezza delle mie aspettative. Ma, sarà perché centellinano la loro produzione in modo oculato, ogni volta le mie preoccupazioni di sorta s’infrangono piacevolmente contro la qualità sempre notevole e viva della band di Marco Rancati.

Divisi tra mille impegni, gli Animali Rari hanno raccolto il tempo necessario per dare ai propri fans la gioia di un mini cd di sole tre canzoni, tre belle canzoni.

Delle tre, la title track che dà il nome all’ep, “Sottosopra”,  è quella meno impegnativa, una canzone di maniera che nulla aggiunge al profilo della band e si affianca mediamente all’antologia di bellezze che ci hanno regalato fino ad ora. Rimane il fatto che la voce, quella voce, l’ugola di Marco Rancati, sa far splendere qualunque cosa, per il timbro e per l’interpretazione.

Le altre due canzoni, invece, sono in linea con l’altissima qualità del repertorio del gruppo, nuove gemme da ricordare accanto alle grandi canzoni dei precedenti lavori. “Chiara di notte” è un rock lento, trascinante e romantico, sostenuto da una ritmica rigida, da un’ottima ossatura di riff, da fraseggi e assolo gustosi e con la solita conferma di Marco.

Marco che dona il meglio di sé nell’ultima “Bye Bye”, un carezzevole rock acustico, con le chitarre di Riccardo Ferranti e Marcello Salcuni che viaggiano dolci e narrative. Vi sono echi di Queen e Led Zeppelin in questa ballad virtuosa, pregna di un momento strumentale davvero lirico e coinvolgente, con un grande assolo acustico.

Mi chiedo e mi chiederò sempre quali siano i motivi che non hanno permesso a questa band immensa di misurarsi con un successo di proporzioni adeguate. Ma forse non m’importa, l’importante è che essa possa trovare noi, noi che tre canzoni non ci bastano, noi che già aspettiamo il prossimo lavoro.

 

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