Bad Sign – Bad Sign

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Bad Sign è la nuova creatura forgiata nei nomi di Dario Trevisan, Andrea Cum, Luca Collovati, Roby Gattolin e Piero Pattay. Nomi che forse per qualcuno di voi non rispondono ad alcun riferimento, ma che per gli appassionati di hard’n’heavy, soprattutto italico, risuonano ammantati di suoni e di biografie fondamentali per lo sviluppo di un certo tipo di sound in Italia. Dario Trevisan è uno dei migliori tastieristi della nostra scena e uno dei nomi storici dell’hard rock del Triveneto: già mastermind dei Pat Heaven, con i quali firma due ottimi album (Welcome To Heaven In Studio del 1991 e Live del 1995), fonda nel 1996 i Dagh, punta di diamante dell’hard’n’heavy in lingua italiana con tre cd di grande spessore, per ripresentarsi ai nostri giorni sotto il nuovo monicker di Bad Sign.

In questi anni e a cavallo di queste esperienze s’inseriscono anche le biografie musicali dei musicisti di cui sopra che formano questa nuova band. I riferimenti musicali dei nostri non sono cambiati negli anni, fortunatamente. Tra le quattordici tracce dell’album non si tardano a rilevare le influenze dei grandi nomi del class metal mondiale, degli alfieri più fulgidi dell’hard’n’heavy d’annali: Whitesnake, Europe, Dokken, Heaven’s Edge, Phenomena, Bon Jovi e Gotthard. Non servono arzigogoli letterari per mettere in rilievo l’eccellente fattura del disco: la band è formata da musicisti mossi da incrollabile ed estrema passione, dotati di un feeling particolare, proprio di coloro che hanno compreso e vissuto profondamente le suggestioni della musica composta e suonata.

I Bad Sign non imitano e non copiano, ma vivono, sentono visceralmente quelle sonorità come una propria eredità, un manto caratteristico di incanti che rappresenta il solo, concreto e veritiero, sanguigno e appassionato trampolino di lancio per le proprie emozioni e per i propri desideri artistici. Prova ne è che il disco mantiene una qualità omogenea e pregevolissima lungo tutto l’arco delle quattordici canzoni, senza un calo di tensione o di ispirazione. Ogni elemento del suono dei Bad Sign assurge a protagonista in un risultato globale che convince e coinvolge totalmente: la voce aggressiva di Piero Pattay, che ricorda il Joe Lynn Turner di Slaves And Masters, in “Talking With The Devil” e “Forget The Night” ci conduce nelle tessiture monumentali di Dario Trevisan e nel riffing tagliente di Roby Gattolin. Stupenda la power-ballad “Till You Stay With Me”, dominata dalle dita sapienti di Dario e da un chorus maestoso, mentre la rocciosa e versatile sezione ritmica di Luca Collovati e Andrea Cum sostiene l’esplosione bonjoviana della dinamica “Burned-out”. Roby Gattolin, riff maker d’elezione e maestro di gusto solista, firma il bellissimo assolo di “Alone”, governando i compagni lungo le linee di una melodia irresistibile.
“Cut It Out” mostra le attitudini più massicce della band, in anticipo della bellezza commovente di “Whispered In The Wind”, vetrina sinergica di tutte le qualità dei Bad Sign: sul tappeto romantico di Dario s’intrecciano la performance emozionale di Piero e le raffinate sferzate di Roby, lungo un incedere lento che trionfa in un chorus così strabordante che dovrete spalancare le finestre per liberarne a pieno la maestosa grazia. Che dire poi dell’assolo di Gattolin, favoloso al pari dell’interpretazione di Piero Pattay? La vigorosa “All Your Lies” lascia successivamente l’onere di terminare l’album alle bonus tracks “Riding The Wind”, che vola come una… libera emozione, “Promise” ballad carica di una malinconia coscienziosa, senza rimpianti né perché, “The Lost Land”, altra ballad quasi leopardiana, sospesa alla ricerca di una terra dimenticata dall’uomo, un’isola meravigliosa dove poter asciugare le lacrime; e la cover di “Crying In The Rain” (Whitesnake), pregevolmente eseguita col supporto del guitar hero Arthur Falcone – che recentemente ha firmato il suo ritorno solista con la Heart Of Steel Records (prossimamente su queste pagine) – e del vocalist Max Turus, già coi Dagh (dalla discografia dei quali derivano le tracce precedenti).

Stupisce come a distanza di decenni ormai, Dario Trevisan e i suoi fidati compari sappiano ancora comporre canzoni così grandiose, senza tema di un calo di ispirazione o di attitudine. Bad Sign è un album semplicemente imprescindibile per ogni amante dell’hard’n’heavy, dell’hard rock e dell’heavy metal, una giovane stella che vola dritta nel firmamento dei classici di genere in Italia. Per me, col massimo dell’oggettività di cui dispongo, uno dei dischi dell’anno cardine del 2009, e non solo a livello nazionale.

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