La Cura Giusta – Grida

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Tornano i valsusini La Cura Giusta, giunti al secondo album dopo In Preda del 2005. Tornano con sempre maggiore consapevolezza, con una rabbia costruttiva che continua l’impegno sociale e politico già intrapreso col primo episodio della discografia. Rock italiano senza fronzoli, diretto e travolgente, una melodia rumorista incalzante, con numi tutelari di grande risonanza, dai Timoria ai Subsonica, dai Negrita agli Ac/Dc. Forti e determinati, arricchiti da una coscienza politica maturata nella lotta contro la Tav, mostro tecnologico disastroso, e portatori sani di una tradizione di ribellione legata intimamente al ricordo della Resistenza, i ragazzi non soltanto veicolano attraverso i testi il messaggio eterno di una disobbedienza giusta e sempre vigile, ma sono tra i pochi che possono vantare il riconoscimento e l’appoggio dell’A.N.P.I. stessa. Il cd non è solo, viene infatti venduto in un unico cofanetto assieme ad un libro scritto dal bassista della band, Mario Solara, che è liricamente e concettualmente legato alle canzoni del cd, anzi di cui le canzoni sono un approfondimento, un arricchimento, un prosieguo non soltanto sonoro ma anche sostanziale.
“In Giorni Simili” inaugura l’antologia musicale, un quadretto ritmico serrato, sostenuto da chitarre ora accennanti ora rabbiose, con la prima già ottima prova vocale di Rix, dal timbro gradevole e melodico. Più rigida e orgogliosa, e nel testo e nell’arrangiamento più dura, “Controllo Zero” accentua anche l’armonia globale nel coinvolgente pre-chorus e si lascia apprezzare nell’accelerazione finale. “Cod. EL5-41” è una strumentale che ricorda i Negrita, arricchita da estrazioni di voci sempre sul solco dei riferimenti politici cari alla band. Forte sapore di hard rock classico per “Radiodrama”, dal riff portante figlio apocrifo di Angus Young, mentre acquista nell’inciso e soprattutto nel ritornello un fascino da rock alternativo, anche nell’assolo iconoclasta. Incipit soft acustico per “Ultima Notte Di Pioggia”, prima di essere travolta da un attacco batteristico che la conduce in un buon mid-tempo melodico e grintoso, nutrito da gustosi fraseggi chitarristici e assolo pregevoli. Pregnante e pulsante il suono del basso. Rock dal retrogusto mick jagger solista odierno/rolling-stones per “Provincialchemicalove”, così anche per “Lettere Per Fantasmi”, dal riff squisitamente britannico, mentre il chorus rabbioso e armonioso ad un tempo stesso ricorda certe soluzioni care ai Dhamm. Ancora ossessivo energico rock per “Achtung Banditen”, canto liberatorio sospeso tra il dolore e la consapevolezza di un’identità incrollabile, quella del ribelle che non arretra mai, non si arrende mai, malgrado le difficoltà.”Campi di Nuvole” è la seconda strumentale, molto chitarristica benché dall’incedere soffuso. Si torna al più tradizionale gusto rock italiano con “Randagio”, incalzante song dalla lirica deliziosamente beat generation poets (…e sarò randagio, bestia generata dalla umana follia, dalla vostra pazzia…condannato ad essere libero…). Carezzevole l’arpeggio iniziale di “Panorami Sotto Vetro”, e altrettanto dolce ed emozionale l’interpretazione del vocalist, sostenuta persino da una marcata sensibilità intimistica dell’arrangiamento, quasi che la tensione lirica del testo attraversi le mani di ogni musicista nell’accostarsi al proprio strumento.
Il rock nella sua forma migliore, puro e duro, quando la musica è travolgente e le liriche affondano nel sogno di libertà, nella ribellione propria di ogni cuore trafitto che alza la testa al suon di chitarre elettriche per riprendersi la dignità strappata da un mondo che rema contro la vita.

N.b. Originariamente scritta per e pubblicata su Audiodrome.it

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