Lio Mascheroni (Rustless, ex Vanadium)

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Io non credo che Lio Mascheroni abbia davvero bisogno di presentazioni.

Il suo nome era già storia quando sedeva dietro le pelli dei Vanadium, nelle leggendarie scorribande metalliche dei mitici anni ottanta. La sua fama e il suo rilievo batteristico sono ulteriormente avanzati nei giorni magici della Pino Scotto band, quando il rocker campano intraprese il percorso solista in italiano, e poi ancora con lui, nella primissima formazione dei Fire Trails.

Oggi Lio Mascheroni ha ritrovato i suoi vecchi compagni d’avventura nella nuova scintillante creatura musicale che porta il nome di Rustless, i quali hanno esordito nel 2008 con l’ottimo “Start From The Past”: una rinascita che ha contribuito fortemente a restituire a questo immenso batterista la gioia e la scoperta per la musica, la voglia di guardare speranzosamente al futuro.

Quando Lio si è detto disponibile all’intervista, la cosa mi ha reso decisamente felice. Lui, visto il numero esorbitante di domande, forse in un secondo momento ci avrà ripensato.

Ho trovato non solo un musicista dall’indubbia caratura, ma anche e soprattutto una persona estremamente gentile e paziente, sensibile e corretta: tutto ciò non ha avuto altra conseguenza che aumentare smisuratamente la mia stima nei suoi riguardi.

Buona lettura, avventati lettori.

1) Ciao Lio, è un onore averti qui, sul neonato Rock In Italia. Malgrado sia consapevole del rischio di sbagliare, vorrei affrontare con te un po’ tutta la tua carriera.

Ciao a te e grazie per l’ospitalità! Cercherò di essere sintetico ed esauriente visto la mole delle domande!

2) Cominciamo dagli albori: com è nata la passione per la musica, e quando hai cominciato a suonare la batteria?

La passione per la musica ha sempre bruciato dentro di me, la prima volta che ho preso in mano le bacchette avevo 14 anni e suonavo su tutto quello che mi trovavo davanti anche sui classici “fustini del dixan”….ahahah!

3) Che dischi e bands ascoltavi da ragazzo?

Ho sempre ascoltato rock dai Creedence ai Deep Purple, passando per i Led Zeppelin fino ad arrivare ai Gong. Insomma la musica di quel periodo… E fortuna che c’era quella musica!

4) Quali furono i batteristi che ti diedero la spinta per avvicinarti allo strumento?

Bohnam e Cozy Powell mi hanno stimolato tantissimo.

5) Ti dico il nome di alcuni batteristi leggendari e tu mi dai il tuo parere su di loro.

Cozy Powell: Per me è il maestro! Per quel misto di gusto e potenza che sapeva esprimere.

Ansley Dumbar: Mi piaceva molto con i Journey

Jon Hiseman: Non rientra nei miei gusti

Carmine Appice: Una leggenda

Mitch Mitchell: Che dire…è il batterista di Jimy!

Bill Ward: Non rientra nei miei gusti

Ginger Baker: La crema dei Cream!!

Carl Palmer: La potenza con un gusto jazz!

Roger Taylor: Non rientra nei miei gusti, però ha una bella voce!

Ian Paice: Invidio i suoi feel

Keith Moon: L’estro e la pazzia al servizio del rock and roll

John Bonham: Senza di lui molti batteristi (anche di quelli sopra nella lista) non sarebbero esistiti!

Il mio batterista preferito comunque non è nella lista….è Simon Phillips!

6) Con quali bands cominciasti a far gruppo e ad avere le primissime esperienze?

Prima dei Vanadium suonavo con amici in coverband. D’altronde sono entrato molto giovane nella band di Tessarin & co.

7) Nel 1981 la svolta epocale, per te e per l’hard’n’heavy italiano: entri nei Vanadium. Come nacque quell’incontro?

Stavo mettendo su un gruppo e il mio bassista di allora conosceva Pino Scotto. Una sera è venuto in sala prove insieme a Ruggero a sentirci e, invece di proporre a lui di entrare nella nostra band, sono stati loro a chiedermi di entrare nei Vanadium!

8) Come rendeva unica la base ritmica dei Vanadium, cioè che cosa faceva nascere l’infuocato feeling tra te e Mimmo Pantera?

Il feeling è nato in modo naturale e senza sforzi. Ma è stata una cosa di tutto il gruppo. Mimmo è stato uno tra i migliori bassisti con cui ho suonato.

9) Dopo “Metal Rock” e “Race With The Devil”, la band ha anche l’opportunità di suonare col grandissimo Alvin Lee, indimenticabile ascia dei Ten Years After, in Svizzera. Cosa ricordi di quell’esperienza?

Quella tourneé è stata per me molto importante e mi ha insegnato molte cose!!!

10) Viene pubblicato “Game Over”, che vende 50.000 copie. Come risponde la band a questa fruttuosa vittoria, e come risponde la Durium?

Ai quei tempi per una band italiana era veramente un grandissimo risultato. Io personalmente mi sentivo molto orgoglioso e mi sentivo come se avessimo vinto una battaglia. Avevamo conquistato la credibilità di tutti gli addetti ai lavori e avevamo tantissimi fan affezionati e caldissimi. La Durium in quel periodo ci supportava in maniera massiccia ed eravamo presenti in tutti i canali pubblicitari.

13) Tra i tuoi colleghi drummers, della scena rock e heavy italiana, chi ricordi e chi stimi?

Ricordo la potenza di Franco Rossi (per me un idolo a quei tempi) e stimo molto Sergio Pescara e Francesco Jovino (attualmente drummer di UDO).

14) Come vi trattava la critica straniera all’epoca?

Le critiche di allora erano tutte positive (a parte gli errori presenti nei nostri testi, scritti in un inglese un po’ maccheronico) in quanto capivano le difficoltà per una band italiana di emergere nel proprio paese. Mi sembra che siamo stati inseriti anche nella prestigiosa enciclopedia del rock.

15) E quella italiana?

Guarda, persino Renzo Arbore ci ha dedicato un articolo sul Corriere della Sera, per cui posso dire che la critica italiana ci ha trattato bene!

16) Cosa successe al gruppo dopo il fallimento della Durium?

Dopo il fallimento della Durium, siamo andati avanti quasi 2 anni con le beghe legali che ci impedivano di lavorare con altre etichette.

17) “Seventh Heaven” è uno dei dischi più belli dei Vanadium. Qualcuno all’epoca si lamentò per la direzione più melodica intrapresa dal gruppo?

Effettivamente era un disco particolare, volevamo provare altre strade. Non mi risulta ci siano state lamentele per questa svolta.

18) Perché dopo di allora decideste di interrompere l’attività della band?

Perché in quel periodo la musica rock stava cambiando direzione (arrivava il grunge), e per noi si stava riducendo lo spazio.

19) Giunge allora la svolta solista di Pino Scotto, che si misura per la prima volta con brani in italiano. Che giudizi dai di quei dischi e di quelle canzoni?

Per me l’unico lavoro decente prodotto da Pino è stato “Il grido disperato di mille band”. Il resto lo lascio a te…

20) Proprio mentre ti scrivo le domande sto ascoltando “Progetto Sinergia”, uno dei miei album prediletti di tutto il rock italiano e derivati. Come nacque il progetto?

Il progetto è nato da Giulio Kaliandro, uno dei nostri produttori di allora. Per me è stata un po’ una magia, peccato che la produzione del disco lasciasse un po’ a desiderare ma i live hanno dato emozioni forti a tutti noi.

21) Come ti sei trovato a lavorare con Luigi Schiavone, Andrea Braido, Antonio Aiazzi, Fabrizio Palermo e Fabio Treves?

Io ho lavorato solo con Aiazzi e Palermo ed è stata per me una bellissima esperienza. Sono dei grandissimi professionisti.

22) Raccontaci un po’ come hai vissuto l’esperienze di condividere il palco con mostri sacri come Motorhead e Twisted Sister, Status Quo e Rod Stewart…

L’emozione più grande l’ho avuta al Palasport di Bologna, dove dal palco leggevo lo striscione “Vanadium siamo qui per voi”.

23) Sia Pino che Steve hanno avanzato diverse perplessità verso “Nel Cuore Del Caos”, ultimo album dei Vanadium e unico coi testi in italiano. Quale sia il mio giudizio su di esso, e sulla scelta delle liriche in italiano, è facile da intuire, vista la natura di questo sito. Cosa ne pensi invece tu?

Nel cuore del caos è stato un esperimento…la penso come gli altri. Il nostro genere deve essere cantato in inglese.

24) Continui nel 2003 coi Fire Trails, poi qualcosa si rompe. Perché la tua strada e quella di Pino Scotto si dividono così inaspettatamente?

Dopo l’ennesimo tentativo fallito di riformare i Vanadium, io e Pino abbiamo formato i Fire Trails. La mia uscita NON VOLONTARIA dai Fire Trails è stata…come dire…un po’ studiata. Non a caso dopo l’entrata del mio sostituto, si sono aperte le porte a Rock Tv e Rezophonic per il telepredicatore mascherato…

25) I Rustless, quindi. Che suono immaginavate per il gruppo quando avete fatto i primi passi? Il riferimento al passato era già compreso o è stato inevitabile, in quanto parte di voi?

Il passato è stato un’ispirazione e il nostro nuovo album è il naturale proseguimento dei Vanadium dall’interruzione artistica di Seventh Heaven.

26) Come è nato il rapporto con Roberto Zari, Marcello Suzzani ed Elisa Stefanoni?

Vorrei precisare che Marcello, insieme al sottoscritto, Ruggero e Steve fa parte della fondazione dei Rustless. Elisa invece l’abbiamo incontrata ad un concerto dei Diumvana nel giugno 2007, suonava con la sua band di supporto a noi. Quando abbiamo sentito la suo voce siamo rimasti molto incantati e subito spinti a proporgli il progetto che già avevamo in mente. Al primo impatto Elisa sembrava un po’ incredula, ma poi via via si è resa conto di quanto fosse serio il progetto e si è inserita alla grande. Mentre Roby l’abbiamo scelto dopo varie audizioni svolte in quel periodo: lui è stato il primo ad essere provato, e devo dire che ci aveva colpito molto su come interpretava le songs dei Vanadium e il rispetto che ha verso la nostra musica, però dovevamo provare una lista di altri cantanti, tra l’altro alcuni apparentemente bravi. Dopo aver ascoltato tutte le registrazioni fatte delle audizioni, Roby era l’unico che interpretava con grande capacità espressiva e sentimentale le nostre musiche, e abbiamo scelto lui. Scelta a nostro parere azzeccata.

27) Cosa hai provato nel suonare a nuove canzoni?

Sono rinato e sto provando le stesse emozioni di quando componevo con i Vanadium.

28) E la sensazione di rivestire alcuni vecchi classici dei Vanadium qual è stata?

Emozionante! Devo dire che i nostri pezzi cantati da Roby e Lisy con le loro voci melodiche a mio parere sono ancora attuali e possono essere apprezzati dai giovani d’oggi oltre che dai nostri vecchi fan.

29) Avete avuto un sostegno adeguato dalla It-Why?

La It-Why è solo distributrice del nostro disco e devo dire che ha fatto un ottimo lavoro distribuendo il nostro disco in tutta Italia e nei megastore come: Mediaworld, Fnac, Ricordi, Messaggerie ecc.

30) Quali sono stati i commenti della critica specializzata italiana?

Tutte le recensioni, a parte una, sono state molto positive. Hanno capito che ci siamo rimessi in gioco e abbiamo ancora tante cose da dire.

31) Avete ricevuto anche commenti dall’estero?

Una recensione tedesca ci ha dato il massimo dei voti! Poi abbiamo ricevuto richieste per il nostro album dal mercato olandese e greco.

32) Quali sono i tuoi brani preferiti? Quali quelli che secondo te rispecchiano meglio lo spirito e la musica del nuovo gruppo?

I miei preferiti sono “A second chance” e “Red Lust”, ma devo dire che tutti mi piacciono e tutti sono lo specchio del nostro essere.

33) Cosa ti sei trovato a lavorare con musicisti più giovani?

Mi sono trovato molto bene perché sono degli ottimi professionisti e con loro ho ritrovato quello stimolo che mancava da tanto tempo.

34) Da chi è nata l’idea del nome della band, e chi ha disegnato il logo?

Rustless, per chi ancora non l’ha scoperto, è l’unione dei nostri nomi: Ruggero, Steve e Lio; infatti se noti sul CD le tre iniziali sono maiuscole ed evidenziate con una stellina. La parte grafica è a cura di Ruggero.

35) Avete in programma una tournée?

Abbiamo avuto delle date di rodaggio nel nord Italia e in autunno è partito il tour vero e proprio.

36) Vi sfiora l’idea di portare i Rustless live anche all’estero?

Certo! È una delle idee principali e il nostro manager ha già dei contatti in questo senso.

37) Poche parole per convincere un ragazzo ad acquistare “Start From The Past”.

È un prodotto vero e suonato con il cuore, ha tanta tecnica e melodia e soprattutto è un prodotto metal italiano!!!

38) Sei e siete totalmente soddisfatto/i del risultato finale, o qualcosa poteva essere condotta meglio?

Diciamo che avremmo voluto più tempo per curare il mix e un budget più alto…

39) Cosa ti auguri per i Rustless?

Auguro che possano avere una storia come l’hanno avuta i Vanadium.

40) Di tutta la tua esperienza, quali sono stati i momenti più belli e quelli più brutti?

I momenti più belli sono stati senza dubbio i primi anni con i Vanadium, il momento più brutto quando sono stato tradito da “mio fratello”….

41) Hai dei rimpianti, guardandoti indietro, sia come musicista che come uomo?

No, nessun rimpianto. Rifarei tutto quello che ho fatto.

42) Che differenze trovi tra la scena musicale degli anni ottanta e quella di oggi?

Negli anni settanta-ottanta la scena musicale tendeva più ad inventare/creare nuove melodie, nuove emozioni, mentre quella attuale tende più a riproporre, rimpiangere le belle situazioni già create o già vissute in quegli anni.

43) Nella scena attuale ci sono bands italiane, ma non solo, che trovi interessanti?

Riallacciandomi alla precedente risposta, mi infastidisce pensare che in Italia si dia più spazio alle “Cover band”piuttosto che alle novità. Alcune band Italiane interessanti fanno più successo all’estero che non in madre patria, vedi Lacuna Coil, Rhapsody of Fire, etc….

44) Ci sono stati momenti in cui hai pensato di lasciare tutto e smettere? Se sì, che cosa ti ha ridato la voglia e il coraggio di continuare?

No, mai pensato di smettere. Anche perché nei momenti bui della mia vita la musica mi ha sempre aiutato.

45) Che uomo è Lio Mascheroni nella vita di tutti i giorni?

Un padre felice, uno di compagnia, un vero amico…

46) Coltivi hobby e passioni al di fuori della musica?

La musica è la mia vita e assorbe tutte le mie energie.

47) Che cosa ha rappresentato e rappresenta nella tua vita la parola “rock”?

Rappresenta il mio modo di vivere e intendere la vita.

48) Che cosa cambieresti del mondo della musica per renderlo migliore?

Cambierei la mentalità di chi comanda le major e la testa dei gestori dei locali.

49) Cosa ti senti di consigliare ai giovani che cominciano a suonare tentando di diventare qualcuno?

Che devono suonare non per diventare qualcuno ma per sentirsi qualcuno di fronte a loro stessi!

50) La scelta di essere un musicista professionista ti ha fatto rinunciare a qualcosa, in termini di affetti o di possibilità di tempo?

Purtroppo qualcosa in termini di affetto ho perso, ma è una cosa normale per chi fa il mio lavoro. Si è sempre in giro con orari assurdi…

51) Cosa c’è nel futuro di Lio Mascheroni?

Mia figlia Giulia (futura batterista), iI miei nuovi amici, i Rustless e la nostra musica.

52) C’è qualcosa che vuoi fare e ancora non hai fatto?

Ho avuto e ho ancora la fortuna di fare e di aver fatto sempre quello che volevo.

53) Lio, l’intervista, forse finalmente, termina qui. Quasi superfluo dirti che ti sono immensamente grato, per la tua pazienza, la tua disponibilità e sincerità. Ribadisco in finale che è stato un onore. Spero ti sia piaciuta anche a te. Augurandoti ogni bene, ti lascio lo spazio di chiudere come vuoi.

Grazie a te amico mio, mi scuso se sono stato troppo sintetico ma le domande erano davvero tante!    Spero davvero di vederti presto ad una nostra serata, magari per un’intervista a tutti i Rustless. In bocca al lupo per il tuo nuovo sito e i tuoi progetti e saluto tutti i lettori che avranno la pazienza di leggere l’intervista!

 

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