Scomunica – Omonimo

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Prima di narrarvi storia e gesta, cominciamo da un assunto generale: gli Scomunica sono una band grandissima, per attitudine, per storia, per proprietà strumentali e vocali, per ispirazione e per orizzonti. Io spero che qualcuno si svegli e rimetta sul mercato materiale di tale importanza.

Nel 1990, il vocalist Moreno Delsignore (vocalist eccelso, rinomato insegnante di tecnica vocale) incontra il creativo produttore Carlo Ori, e i due cominciano a sognare un progetto capace di dare aria nuova alla scena italiana, rock e non. Si lasciano con questa promessa, salvo poi incontrarsi nuovamente circa due anni dopo. Carlo e Moreno raccolgono i ragazzi giusti per il loro progetto: Roberto Gualdi, grande artista, si occupa delle pelli, Graziano De Murtas delle chitarre e Alfredo Bollati al basso. Quattro musicisti dal profilo grandioso e un produttore dalla ricca inventiva uniscono dunque le forze per cominciare a far girare il nome del complesso, Scomunica. Il gruppo corre a mille, le carte ci sono tutte e in poco tempo suonano in centinaia di esibizioni. Il momento è quindi propizio per fare il grande salto e incidere il primo album, il qui recensito “Scomunica”, pubblicato nel 1995 per la Pull Music.

Il brano che apre il disco è uno strumentale percussionistico di rara e pregevole fattura, “Have A Nice Trip”, con Roberto Gualdi eroico sulle pelli, coadiuvato da un parterre de roi eccezionale, Walter Calloni (talking drums), Sergio Pescara (piccolo tamburo solista), Candelo Cabezas (congas), Ruggero Pazzaglia (sonagli e conchiglie), Gianluca Scollo (tamburo grande) e Giorgio Palombino. Nel pagano incantesimo di suoni percussivi s’intrecciano le voci, i vocalizzi e le grida dei musicisti, in un crescendo emotivo di eccezionale impatto, che si chiude col suono del respiro di anime pervase dalla magia della musica. È la volta della canzone manifesto, “Scomunica”, heavy rock massiccio con un Moreno immenso, dal bellissimo testo e dall’ottimo bridge. Il tutto sorretto da una chitarra assolutista. “Diverso” prosegue la scia dell’hard rock più robusto: matura e ispiratissima la linea vocale, con un gioco di cori talmente possente che vi farà esplodere le casse. Spettacolare la performance di Moreno, parallelo ad una chitarra a dir poco vigorosa ed incendiaria.

Io mi chiedo cosa ascolti la gente quando c’è tutto ciò?

In “Prima che sia il nuovo giorno” comincia ad avere spazio l’atmosfera acustico-mitologica vertiginosa che risente dei Led Zeppelin, ora incisivi ora immaginifici. Bellezza che sgorga a profusione, anche nelle liriche. Vocalizzi alla Freddie Mercury inaugurano “Donna”, strumentale vocale sorretta da un guizzo abrasivo di chitarra. È l’intero coro dell’istituto Centro Professione Musica di Milano che sostiene gli Scomunica in “La più antica magia”, heavy rock roccioso di tradizione Rainbow (il chitarrista dà vulcaniche lezioni di rock), e l’effetto è un parossismo di trionfalismo corale da abbattere intere muraglie. Che potenza! Moreno mostra il suo lato più dolce nella linea vocale confidenziale di “Noi possiamo scegliere”, semi-ballad fascinosa con ispirati licks acustici e un grandissimo chorus. E diciamolo, Roberto Gualdi dietro le pelli ha un controllo assoluto, fa quello che gli pare. Accelerazione elettrica per il riff di “Mille volte no”, un rock lineare che coniuga sapienza elettro-acustica e percussiva e personalità vocale, mentre torna l’iconoclastia dei Led Zeppelin “Danza”, uno strumentale di chitarra acustica gustoso. “Sacrifice” è hard rock ricchissimo di melodia, sovrastato dal bellissimo timbro di Moreno e pregno di digressioni orientaleggianti affascinanti, percussioni dal sapore lontano, vocalizzi stupendi e un testo pregevole. Il pianoforte delicato di Igor Merlini inizia “Ero”, ballad melodica molto emotiva a favore della voce di Moreno, a cui risponde un coro monumentale da stadio, ed è sempre Igor a carezzare la pregiata viola Goffriller del Settecento che colora “Faccia da indiana”, dove si predilige il lato più intimista dalla band, tra atmosfere acustiche, zampate rock elettriche, voli classicheggianti e percussioni tribali. Igor Merlini, eccelso compositore di estrazione classica ma con la passione dell’hard rock, firma anche il violino di “Con il sole in tasca”, bellissima e accorata ballad, e l’arrangiamento della sessione d’archi che suona nella strumentale finale “Insieme”, sintesi di grazia e di emozione, tra influenze Queen e Rainbow, con un’eccezionale prova solista della chitarra e i saluti della band.

Da rimanere senza parole, un disco incredibile, vario e fantasioso, duro nei suoni ruggenti della chitarra e carezzevole, dolce, romantico e quasi familiare nei momenti più riflessivi: tutto coordinato dalla splendida ugola di Moreno e dalla produzione perfetta di Carlo Ori, due ragazzi che hanno saputo fare di un sogno un capolavoro.

 

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