Fist Of Rage – Iterations To Reality

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Allora ragazzi cerchiamo di fare un patto. Io necessito di un accordo, magari avanzate una proposta voi, ma a queste condizioni risulta veramente difficile per uno come me trovarsi a scrivere di musica, e di musica giovane.
Mandatemelo qualche disco di merda ogni tanto!
Sarà che nove volte su dieci sono io a cercare la band o l’artista che credo possano darci soddisfazioni; sarà che forse ho avuto la fortuna di imbattermi nei fuoriclasse del futuro, ma non è possibile che un numero così elevato di ottimi dischi, tutti pubblicati comunque di recente, giri a rotazione nel mio stereo senza conoscere un momento no.
Confesso che nelle ultime recensioni ho cercato di selezionare il meglio o quasi di quanto ho ricevuto negli ultimi tempi, anche per una certa cortesia formale verso il nuovo sito.
Ecco perché mi trovo a scrivervi dell’esordio dei friulani Fist Of Rage, band che vede nella propria line-up Piero Pattay alla voce, Davide Alessandrini e Marco Onofri alle chitarre, Stefano Alessandrini alle tastiere, Bruno Tagliapietra al basso e Fabio Poion alla batteria.
Conoscevo già Piero Pattay sia per il suo contributo al lavoro di Arthur Falcone, sia per la sua performance nell’album dei Bad Sign di Dario Trevisan, una prestazione di altissima qualità.

Quello che ho tra le mani non solo conferma Piero come uno dei migliori vocalist hard’n’heavy del momento, forte anche di infiniti possibili sviluppi, ma designa immediatamente questo “Iterations To Reality” come uno dei più freschi, energici, coinvolgenti hard rock albums delle giovani leve italiane. Un disco la cui pregevole fattura farebbe invidia anche a nomi ben più blasonati, grazie ad una band in perfetta sinergia, ampiamente rodata da anni e anni di esibizioni live e prove.
Questo disco d’esordio, infatti, giunge a distanza di ben sei anni dalla fondazione del gruppo.
Altra nota di merito, per quanto mi riguarda: le persone che sanno aspettare pur di non accontentarsi di qualcosa di meno di ciò che vogliono mi piacciono.

La band ha profonde radici nutrite del più classico hard rock ’70 e ’80, e guarda in modo particolare ai Whitesnake, ai Deep Purple, passando per Rainbow e Europe fino a lambire l’heavy metal.

Solito hard’n’heavy robusto ma melodico, quindi? No, perché la band è capace di scrivere canzoni attuali guardando al passato, con un suono fresco e linee melodiche accattivanti, segnali che contrassegnano un songwriting maturo e febbrile, dove le grandi lezioni del passato sono state doverosamente metabolizzate. Veniamo alle canzoni.

Piero ci tiene ad essere chiaro fino dalla sua apparizione, nell’opener “Nobody’ Right”: qui si vola alto e si tiranneggia con un’ugola marchiata a fuoco. Non da meno la band, che piazza una prova strumentale di grande impatto.

Io vi manderei affanculo, davvero! Vorrei tanto sapere cosa gira nel vostro stereo quando ci sono in giro sei ragazzi così agguerriti che incidono un brano quale “Loving in Vain”, con aperture melodiche memorabili, chitarre così arroganti e vocals che si estendono tra cielo e terra.

Si prosegue con la grintosa “Walking on the Edge”, tra stacchi strumentali acuminati come lance di roccia e intrecci clamorosi tra le chitarre e la tastiera.

Metto pausa a questo punto: vi do giusto il tempo di cercare il disco e acquistarlo sul web, dovrebbe già bastarvi, non c’è un solo elemento, un verso, un fraseggio o un fill che sia fuori posto.

Mentre la melodiosa “The Clown’s Crying” ci conduce su atmosfere sognanti grazie al sopraffino lavoro delle tastiere di Stefano, “Knife and Coin” ci riporta su lidi più compatti con una prestazione stupefacente di Piero. Sti ragazzi forgiano saette, come la successiva “Child Inside”, un trionfo hard progressivo sotto tutti i punti di vista, anticipato dalla breve strumentale “Introspection”.

Non vi manca niente, Fist Of Rage, che completezza!

“Out of the Darkness” prosegue sulla scia stratosferica dell’hard melodico, mentre le ombre imponenti dei Led Zeppelin e dei Rainbow si presentano a corte nelle suggestioni orientaleggianti, nel fascino misticheggiante di “New Dawn”, brano complesso ed evocativo.

In chiusura di questo detonante debutto i Fist Of Rage ci regalano anche il tributo ai maestri, una cover accelerata di Might just Take your Life dei Deep Purple.

Qui bisogna essere chiari, questo non è il tempo delle mezze misure e delle medie opinioni; questo nostro è un tempo desideroso di grandi narrazioni, bisognoso di conoscenze universali e condivise, di riferimenti netti, di pensieri forti e di più forti emozioni. Ragion per cui v’invito a lasciarvi andare ad un entusiasmo genuino e libero, come piace fare a me.
Iterations To Reality” dei Fist Of Rage è una figata assoluta, il disco spaziale di una giovane band composta da bravissimi musicisti. In tempi meno oscuri un debutto così esplosivo avrebbe fatto gridare al capolavoro. Noi lo sappiamo, fatelo sapere anche agli altri.

Cosa ci fate ancora lì stupiti e tentennanti a leggere? Aprite un’altra scheda del vostro browser (senza abbandonare il sito eh, ci tengo!) e cercateli, comprate il disco, informatevi sulle date delle loro esibizioni e sosteneteli.

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