Cattiva Compagnia – All’incrocio

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In questi anni trascorsi a setacciare siti e social network alla ricerca di gruppi rock italiani più o meno aderenti alla mia idea di rock e quindi alla linea editoriale di questo blogzine, sono riuscito a trovare non poche bands in grado di entusiasmarmi.
Comunemente, ogni volta che un recensore riceve un disco cerca di inquadrarlo in un genere, in una scena, cucendo addosso ad esso ciò che ritiene essere il manto attitudinale più calzante.
Al contrario, io penso al modo, penso all’approccio, penso all’attitudine, e soltanto dopo cerco autonomamente quelle bands e quegli artisti che rispondono alla mia immaginazione, alla mia richiesta, alla mia visione.
In questi anni ho immaginato, anzi direi meglio, ho sperato nell’esistenza di una band che fosse in grado di coniugare ad un tempo stesso aspetti e estetiche a me congeniali, e, fra le molte opzioni, l’idea di gruppi dalle sonorità blues rock con testi in italiano è una di quelle che maggiormente mi hanno stuzzicato.
Su queste premesse, la scoperta e l’ascolto di un gruppo come Cattiva Compagnia non potevano che essere salutati con grande coinvolgimento.
L’album in questione si chiama “All’incrocio”, pubblicato dal gruppo emiliano nel 1999, seguito di ben quattro demo incise dal gruppo tra il 1991 e il 1995 (che troveranno posto in queste pagine prossimamente).
La band è composta dal chitarrista Tim Tirelli, stimata anima blues forgiata su intelligenza e genuinità, dal cantante Fausto Sacchi, dal bassista John Paul Cappi e dal batterista Mixi Croci. L’album si avvale anche di alcune collaborazioni extra, tra cui spicca quella di Mel Previte.
A dominare le atmosfere di “All’incrocio” sono la vocalità melodica di Fausto e il chitarrismo vintage, ora viscerale ora giocoso, di Tim, sostenuti da una base ritmica che costruisce un’ossatura precisa e funzionale alle intenzioni.
L’ombra del blues rock made in seventies, con Led Zeppelin, Free e Bad Company in primis, costituisce la base di partenza per ogni locale personalizzazione del sound: ciò che viene fuori è un rock italiano fresco, diretto e trascinante, non senza forza suggestiva.
Ed è proprio la riuscita melodia di “Dedalo” ad aprire l’album, seguita dal boogie di periferia di “Gambe lunghe”. Il cuore blues del gruppo emerge senz’altre concessioni in “Vengo a patti col demonio”, intimistico slow blues da crocicchio con la chitarre di Tim e di Mel insinuanti e suadenti, taglienti e salvifiche come può esserlo una vecchia lama nella tasca di un uomo di strada che ne ha viste tante. Segue la stessa scia “In uno scotch”, mentre “Old Brian Blues” è un nervoso country boogie che corre sulle highway emiliane. Carezzevoli chitarre sostengono il blues malinconico e tramontano di “Prima che il blues mi porti via”, mentre è un cielo arioso e libero quello di “Nella sera”, condotta da un riff acustico zeppeliniano. “La signora Maria” incalza con arrangiamenti al confine col power blues anni ottanta delle grandi formazioni hard rock. Chitarra slide e ritmiche pulsanti per “La ragazola ed l’osterola” e sangue claptoniano per “A go’ un blues alla down the line”. Il più classico e liturgico spirito rock segna “Rischio la vita”, prima che Tim Tirelli mostri il suo gran gusto roots nello strumentale acustico “Largo nobel baby”.
L’album è chiuso dalla brillante “Mother Mary”, ultimo lento rock blues di questa congrega di stregoni.
Ho trovato tutto ciò che mi aspettavo, canzoni calde e suadenti, scritte e suonate col cuore, con un approccio naturale ma non minimale, curate negli arrangiamenti e sincere nelle liriche.
”All’incrocio” è un album gradevole per tanti motivi, primo fra tutti la capacità di coinvolgerti, di sentirti quasi abbracciato alle sue atmosfere, alle sue storie, come un viandante che si trovi a camminare solitario sulla strada e trova inaspettatamente l’amicizia di una Cattiva Compagnia di ragazzacci dal grande cuore.

Gruppo: Cattiva Compagnia
Titolo: All’incrocio
Anno: 1999
Genere: Blues, blues rock
Etichetta: Autoprodotto

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