Vidocq – Vidocq

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Dal carnet dell’Andromeda Relix giunge l’album di debutto dei Vidocq, nome ispirato a Eugène-Francois Vidocq, personaggio controverso e bizzarro vissuto nella Francia del diciottesimo secolo, un po’ criminale, un po’ avventuriero.
Dietro il monicker del gruppo si celano musicisti di esperienza, a partire da Enrico Rigolli, già vocalist degli hard rockers Purple Angels, che ritroviamo assieme a Graziano Picco (chitarra), Massimo Martinetto (basso), Alex Quagliotti (batteria) e Marco Veretti (tastiere).
La band pesca a piene mani nel proprio background per forgiare un suono riconducibile ad un classico heavy rock robusto, le cui radici sono ben salde negli anni settanta, un suono aperto alle suggestioni del progressive e non privo di un qualche flavour folk.
A sostegno della tela globale dei Vidocq, troviamo il tocco di classe di molti ospiti di rilievo, vere e proprie stelle del firmamento rock italiano.
Le danze sono inaugurate dal fantasioso psych hard rock di “Cuore Nero”, canzone di classe le cui melodie tradiscono la propria ascendenza tipicamente italica: a infonderne i tratti heavy ci pensa la chitarra di Simone Falovo degli Elektradrive. Sulla scia di un avvincente e libertario hard rock è la successiva “Polvere da sparo”, con arrangiamenti lineari e vigorosi che sostengono una storia di pirati e di duelli. Ricorda molto i momenti più soft della Serena Rock Band la più riflessiva “Volo”, con arrangiamenti sobri e ruggiti prog di chitarra centellinati. Da segnalare qui la grazia discreta dell’assolo di chitarra e la presenza di Jacopo Meille dei Tygers of Pan Tang ai cori. La bellissima “Il volo del falco” coniuga folk e progressive, riportandoci in mente i New Trolls e le opere più immaginifiche dei Pooh e di Negrini. Le voci leggendarie di Vittorio De Scalzi dei New Trolls e di Aldo Tagliapietra infondono magia eterna alla composizione, che certo meriterebbe un’attenzione speciale anche al di fuori degli angusti confini degli appassionati.
Sugli scudi, le chitarre di Graziano Picco e Simone Falovo riconducono il suono su solide coordinate hard’n’heavy nell’incalzante “Frà Diavolo”, dove l’axeman degli Elektradrive firma un assolo breve ma di grande presa.
Il gruppo torna a sonorità rock italico-latine nella più easy listening “Tanto tempo fa”, episodio leggero che anticipa l’intimistico fascino di “Welcome (resta tra gli dei)”, dove tornano ad evidenziarsi le radici progressive del suono del gruppo. Progressive che è regno d’elezione per la successiva “Genesi”, cangiante arena in cui tastiere e sezione ritmica mostrano la propria versatilità, spesa tra momenti lirici e arrembaggi strumentali nei quali trova posto una chitarra penetrante.
“Contro il tempo” torna su massicce sonorità hard’n’heavy, pregne di un ottimo e aggressivo chitarrismo: è la tempesta prima della calma, testimoniata dalla finale “Vidocq”, ballata antichista sul protagonista francese per sola voce e fisarmonica, affidata alle note di Gianni Ceretto e alla voce di Laura Conti. Un finale inaspettato, un gradevole momento di rottura, un incantevole tocco di colore.
Completano l’album due bonus track, due canzoni che confermano riferimenti e tradizioni seguiti dalla band: “750.000 anni fa…l’amore” del Banco Del Mutuo Soccorso, nell’onesta e intensa interpretazione di Enrico Rigolli, e “No time no space” di Franco Battiato, che mantiene il suo fascino anche in questa veste.
Globalmente, il debutto dei Vidocq è un mosaico affascinante, in grado di ri-attualizzare un sound prezioso e suggestivo, pur nel suo approccio diretto e senza inganni. Riprendendo la metafora iniziale, “Vidocq” è una tavolozza di colori puri saltuariamente amalgamati, non per ornamenti fini a se stessi, ma per meglio definire i riflessi di una storia che, anche a partire da qui, vuole riprendere il suo corso.

Gruppo: Vidocq
Titolo: Vidocq
Anno: 2012
Genere: Heavy rock
Etichetta: Andromeda Relix
Sito: http://www.vidocqrockband.it/
Myspace: /
Facebook: https://www.facebook.com/groups/218930254864510/

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