Myland – Tales From The Inner Planet

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mylandcdNegli ultimi giorni ci è giunta la notizia che i Myland, gruppo di punta della scena AOR italiana, hanno annunciato un importante cambiamento di formazione. Il cantante Ruben Sacco e la band dividono le proprie strade di comune accordo.

Al suo posto dietro il microfono possiamo oggi annoverare Mark Lee, del quale si dice già un gran bene.

Doveroso da parte nostra, quindi, rileggere le pagine musicali firmate dalla band assieme a Ruben Sacco prima di sfogliare le nuove che arriveranno.

Tales From The Inner Planet (2013) è il quarto album della band costruita sulle solide spalle del batterista e fondatore Paolo Morbini. Nel corso degli anni il gruppo ha dovuto affrontare diversi cambi di formazione, anche se queste vicissitudini non hanno pesato sulla volontà di Morbini di tracciare il proprio spazio musicale.

Ciò che colpisce fin dal primo ascolto è il continuo perfezionamento del suono della band che, pur mantenendosi legato alle liturgie sonore dell’AOR e dell’hard melodico, innesta nel proprio orizzonte compositivo freschi e mai banali passaggi class hard’n’heavy e soluzioni ritmiche di provata robustezza. Il risultato è un tessuto musicale panoramico, dominato dalle abilità melodiche del gruppo e sostenuto dall’energia di un vulcano in eruzione. Con “Tales From The Inner Planet” la band ha pubblicato un monolite compatto e maturo in cui raggiunge in modo omogeneo lo scintillante lirismo che ha caratterizzato i momenti migliori degli album precedenti.

Inizio da sogno con “Wave of Memories”, impavida dichiarazione d’intenti per la band: ritmiche dinamiche, ritornello ultra accattivante, sapiente sostegno delle tastiere, chitarre penetranti e cori sopraffini. Una coralità celestiale che torna imponente nella successiva “In The Rising Sun”, dalla grintosa anima rock gestita dalla sezione ritmica di Paolo Morbini e Fabian Andrechen, in diretta sinergia con l’intrigante melodia della contigua “Feel The Fire”.

“She’s Gonna Runaway” manifesta le pregevoli opportunità radiofoniche del gruppo, merito dell’irresistibile linea melodica, mentre “Hold On” ne mostra il profilo più seducente, in un crescendo di emozioni che trova il suo apice nei sempre perfetti intrecci vocali e nel vibrante assolo di Hox Martino.

“Rising Up Again” ribadisce la maestria dei Myland nel creare ambienti sonori in grado di trasportare l’ascoltatore in una dimensione sospesa di sogno. Non è forse questa una delle condizioni che ci fanno tanto amare la musica? Qui l’ALTROVE si apre lungo i sentieri dei preziosi cori e nella performance emozionale di Ruben Sacco.

Di notevole carica riflessiva la ballad “Heart And Soul”, che vede Hox Martino vocalmente impegnato; in positivo controbilanciamento con essa troviamo la vivace “The Last Mile”, investita di uno sfavillante assolo di chitarra. Hox Martino si dimostra sempre di più chitarrista in grado di coniugare saggiamente virtuosismo e intensità narrativa.

Vero traghettatore sapiente è il batterista Paolo Morbini, che tiene, sostiene e dirige la macchina perfettamente oliata dei Myland con uno stile rigoroso e preciso.

Alla cessazione delle ostilità belliche corrisponde l’esaltante e liberatoria armonia di “The Warfare Is Over”, mentre nella più massiccia “Out Of The Shadows” si segnala un ottimo guitar solo. L’ombra chitarristica di Van Halen e la verticistica coralità dei Def Leppard si ergono dietro la maliarda ruffianeria di “Rock Me, Shake Me” (della quale consiglio la visione del videoclip) e gli eccellenti dialoghi strumentali (tra chitarre e tastiere) di “Bad Love Addiction”. La coesione vocale della travolgente “All For One” trasmette la sincera partecipazione emotiva della band alla composizione dell’album; partecipazione che erompe senza filtri nella dolente e coinvolgente atmosfera della conclusiva ballad “If You Could Say The Same”.

Ed è proprio l’interpretazione magica ed accorata di Ruben Sacco in quest’ultima canzone che chiude le pagine scritte dalla band insieme all’ex vocalist dei Dangerous Dream.

Una voce che ha certamente contribuito a fare di questo “Tales From The Inner Planet” un gioiello di hard rock di classe, vetrina di una band solida e sicura di se stessa, in ugual misura matura e curiosa, composta da musicisti più che ottimamente dotati (direi anche maestri nei loro rispettivi ambiti), in grado di consegnare agli ascoltatori un universo musicale in cui i molteplici influssi si sintetizzano in un sound ormai del tutto felicemente personale e palpitante di vibrazioni positive.

Rimaniamo, dunque, in attesa delle novità che verranno, certi della coerenza e della determinazione che hanno sostenuto negli anni il percorso di Paolo Morbini e soci.

  • Gruppo: Myland
  • Titolo: Tales From The Inner Planet
  • Anno: 2013
  • Genere: Hard melodico/AOR
  • Etichetta: Autoprodotto

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